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La mediazione familiare diventa obbligatoria

Si ritorna con una importante novità: la riforma del diritto di famiglia (Decreto Legge Pillon) renderà la mediazione familiare obbligatoria.
Chi vorrà separarsi, dunque, dovrà rivolgersi ad un “mediatore familiare”con l’obiettivo di ritrovare l’equilibrio e la comprensione umana e genitoriale anche dopo la separazione.
Per maggiorni dettagli:
https://www.ildenaro.it/riforma-del-diritto-famiglia-tutte…/

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Genitori “inaffidabili” o “instabili affettivamente”. A chi vengono affidati i figli?

Padre immaturo? Il figlio va con la madre.

A sancirlo è la Cassazione, con la sentenza n. 18559/2016 depositata il 22 settembre scorso, accogliendo il ricorso di una donna che chiedeva l’affido esclusivo del figlio data la grande immaturità dell’ex marito e le aggressioni subite dallo stesso. In particolare e rispetto alla sentenza del precedente grado di giudizio, ricorda la S.C., si rivela “sostanzialmente travisato l’interesse superiore del minore cui, come noto, occorre dare preminenza, la cui portata, dev’essere intesa come non limitata all’intuibile o comprensibile desiderio del bambino di mantenere la bigenitorialità, ma in funzione del soddisfacimento delle sue oggettive, fondamentali e imprescindibili esigenze di cura, mantenimento, educazione, istruzione, assistenza morale, e della sua sana ed equilibrata crescita psicologica, morale e materiale” .

Affido esclusivo dei figli al padre se la mamma dà prova d’instabilità affettiva.

La storia giudiziaria vede come protagonisti due genitori, non coniugati, che avevano avuto due figlie. In seguito alla crisi relazionale della coppia, il Tribunale per i minorenni affidava le bambine in via esclusiva al padre, con collocamento presso la nonna paterna in Argentina, mentre entrambi i genitori rimanevano in Italia.
Il Tribunale per i minorenni fondava la propria decisione sulla maggiore affidabilità del padre avendo creato un nuovo nucleo familiare mentre la mamma era stata ritenuta non idonea avendo «dato prova di una certa instabilità affettiva, concependo altri figli con uomini diversi, senza instaurare alcun rapporto duraturo».
La corte d’ Appello confermava la decisione del Tribunale per i minorenni e, pur non ritenendo la madre priva della capacità genitoriale, considerava l’ affidamento condiviso non concretamente realizzabile finché le minori rimanevano in Argentina presso i nonni paterni. La donna proponeva ricorso in Cassazione sostenendo che, stante la sua capacità genitoriale, avrebbero dovuto preferire l’affidamento condiviso a quello esclusivo. La Suprema Corte respingeva il ricorso della donna aderendo alla decisione della Corte territoriale che aveva deciso di collocare le minori presso la nonna paterna in Argentina.In questo modo, l’affido esclusivo al padre appariva maggiormente corrispondente agli interessi delle minori, garantendo una medesima linea guida nella loro educazione, senza inutili e soprattutto dannosi, possibili contrasti.

articoli completi su:

http://www.studiocataldi.it/articoli/23498-padre-immaturo-il-figlio-va-con-la-madre.asp

http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_14727.asp

 

 

 

 

Affido esclusivo dei figli al padre se la mamma dà prova d’ instabilità affettiva.

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Monopolizzare la vita quotidiana in coppia; il partner dominante -da Psicoadvisor.it

Si dice che, nelle coppie, sia normale che una persona tenda a dominare l’altra psicologicamente. Forse, ma quando il rapporto è troppo sbilanciato, la vita quotidiana diventa opprimente e fonte di angoscia. Eppure, consapevolmente o meno, sono molte le persone che tendono ad assumere un atteggiamento prevaricante sul partner. Ovviamente, il partner dominante non ha sesso; può essere sia l’uomo che la donna a dominare sul partner.

Cosa vuol dire avere un partner dominante?

Il partner(dominante), in genere, assume un comportamento aggressivo prevalentemente verbale; tende a monopolizzare le scelte quotidiane: se e quando fare determinare cose; per esempio, se e quando andare al cinema, il film da vedere, quando andare a cena fuori, in quale ristorante andare, con quali amici uscire, quando e dove andare in vacanza…insomma è sempre lui ad avere il monopolio su tutto.

Come evitare di instaurare un rapporto di sottomissione?

Nella coppia, è normale essere più esperti del partner in qualche ambito. Per esempio, c’è chi è più portato a gestire le finanze, mentre lui/lei ha buon gusto nello scegliere un film, il ristorante….. Quello che deve far suonare il campanello d’allarme, è l’incapacità di uno dei due di fare spazio all’altro nel prendere le decisioni.

Ad esempio, non dovete pretendere di organizzare le vacanze dalla A alla Z, senza chiedere all’altro il suo parere: in fondo, sono anche le sue ferie, e anche lui/lei ha il diritto di esprimersi. Viceversa, volete ristrutturare casa ed è stato lui/lei a prendere in mano la situazione? Non lasciate che abbia sempre l’ultima parola, e non abbiate paura di esprimere le vostre idee. Fate attenzione ai segnali che indicano che il vostro rapporto sta prendendo una brutta piega, per poter intervenire per tempo.

Come creare l’equilibrio nella relazione?

Anche se attualmente la vostra relazione si è sbilanciata, non è detto che non si possa rimediare; a patto che la sottomissione non sia sempre stata il fondamento del vostro rapporto.

Per reinventare la coppia, ciscuno dovrà definire le proprie aspettative e i suoi contributi nei confronti del compagno e spiegare le proprie zone di intolleranza perché è questo che riapre le vecchie ferite e riporta alla mente le storie incompiute della vita di ciascuno.

articolo completo su: http://psicoadvisor.com/partner-prevaricatore-capire-la-tua-relazione-equilibrata-5251.html

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La Famiglia – da -costellazionifamiliariesistemiche.it

La famiglia è certamente uno degli archetipi più potenti sia a livello individuale che collettivo: nella cultura occidentale una famiglia spesso è definita in modo specifico come “un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio, o l’adozione o la discendenza da progenitori comuni”.

È certo che il legame di sangue e la condivisione del codice genetico genera una serie di conseguenze significative e rilevanti tra i membri di una famiglia, sia da un punto di vista biologico che psicologico. Nelle civiltà matriarcali preistoriche la famiglia coincideva in pratica con la tribù: i piccoli gruppi nomadi erano composti da consanguinei, e la riproduzione avveniva anche attraverso l’incesto. Con l’avvento delle civiltà patriarcali avviene il rovesciamento del sistema di potere, l’abolizione dell’incesto per salvaguardare la certezza della discendenza, e vengono introdotti i riti matrimoniali che sanciscono l’ufficializzazione del nucleo familiare caratterizzato dall’esclusività della relazione tra uomo e donna.

La famiglia è quindi un’istituzione che svolge un ruolo fondamentale nella società, ne rappresenta l’unità minima sociale, il gruppo primario quanto all’apprendimento e alla formazione di base di ogni individuo. Non meraviglia quindi che il fenomeno della crisi della famiglia, riscontrato a partire dai primi decenni del XX secolo, sia uno dei temi più delicati per i sociologi. Essi infatti vedono nella crisi di tale istituzione la crisi della società medesima, come degradazione del gruppo che ne costituisce l’elemento base.

Di qualunque tipo sia, la famiglia in cui si nasce è la famiglia di orientamento, quella che dà l’inquadramento socio-culturale; e ciascun essere umano una volta divenuto adulto creerà una propria famiglia di elezione, di qualunque tipo.

Salvador Minuchin intraprende lo studio e l’analisi della famiglia da un punto di vista strutturale, concependo la famiglia come un sistema caratterizzato da una struttura ben definita; con il termine di struttura familiare si indica“l’invisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono”. Per essere funzionale, un sistema deve essere sufficientemente flessibile e adattarsi ad eventuali richieste evolutive o ambientali, oltre ad avere una struttura sana sulla base di due aspetti fondamentali, ovvero:

  • la gerarchia, ovvero la struttura del potere, intesa come espletamento delle competenze genitoriali: per il corretto funzionamento di una famiglia, occorre una solida gerarchia, in cui i genitori siano capaci di fare i genitori (questo è quello che Hellinger chiama l’Ordine);

  • i confini, intesi come l’insieme di regole che definiscono il passaggio di informazione: sono importanti soprattutto per il loro scopo protettivo nei confronti dei bambini, che non dovrebbero avere accesso a contenuti e informazioni violente, ad esempio, o a problemi relazionali o economici degli adulti. I confini disfunzionali sono i confini diffusi e i confini rigidi: i primi lasciano passare troppe informazioni, e i problemi di uno sono i problemi di tutti (e creano la famiglia “invischiata”), i secondi non permettono la comunicazione, e non ci si sente visti, accolti e ascoltati (e generano la famiglia “disimpegnata”).

La famiglia, intesa come il sistema vivente di riferimento principale nell’esperienza emotiva di una persona, è il primo contesto esperienziale all’interno del quale i sintomi, le malattie, i problemi assumono una funzione precisa per il funzionamento relazionale del gruppo di persone che ne fanno parte. I conflitti che tendono a disgregare il sistema-famiglia, creano una tensione emotiva che di solito viene vissuta in termini drammatici dal soggetto portatore del sintomo; egli si fa carico, attraverso la manifestazione dei sintomi, di distogliere i membri della famiglia dall’affrontare in modo manifesto le proprie difficoltà di relazione, accentrando l’attenzione su di sé. Il sintomo ha quindi una doppia valenza: segnala alla famiglia l’esistenza di un disagio e, nello stesso tempo, rende innocuo il suo potere distruttivo, accentrando su di sé tutte le preoccupazioni degli altri membri.

articolo completo su: http://www.costellazionifamiliariesistemiche.it/teoria/la-famiglia

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Approvata la legge sulle Unioni Civili – da Ansa.it

La legge sulle Unioni civili introduce due istituti completamente diversi per le coppie omosessuali e per le coppie etero. Per le prime arrivano le unioni civili, per le quali ci sono una serie di diritti e doveri molto forti, che le avvicinano al matrimonio, tra cui la reversibilita’ della pensione ma non le adozioni; per le seconde nascono le convivenze, per le quali gli obblighi reciproci sono molto minori e mancano i principali diritti, come la reversibilita’.

Ecco i punti principali della legge:

COSTITUZIONE dell’UNIONE CIVILE: come il matrimonio, l’unione civile si costituisce “di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni”. L’atto viene registrato “nell’archivio dello stato civile”.

COGNOME: le parti, “per la durata dell’unione civile, possono stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte puo’ anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome”.

OBBLIGHI RECIPROCI: “dall’unione deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione”. Non c’e’ obbligo di fedelta’, come nel matrimonio. “Entrambe le parti sono tenute ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacita’ di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni”.

VITA FAMILIARE: “Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato”. Il comma ricalca le norme del diritto di famiglia.

REGIME PATRIMONIALE: il regime ordinario e’ la comunione dei beni, a meno che le parti pattuiscano una diversa convenzione patrimoniale.

PENSIONE, EREDITA’ E TFR: e’ la parte che danneggia maggiormente un eventuale figlio di uno dei due partner, che oggi sarebbe l’unico beneficiario della pensioni di reversibilita’, dell’eredita’ e del Tfr maturato dal genitore. Con la nuova legge la pensione di reversibilita’ e il Tfr maturato spettano al partner dell’unione. Per la successione valgono le norme in vigore per il matrimoni: al partner superstite va la “legittima”, cioe’ il 50%, e il restante va agli eventuali figli.

SCIOGLIMENTO: si applicano “in quanto compatibili” le norme della legge sul divorzio del 1970, ma non sara’ obbligatorio, come nello scioglimento del matrimonio, il periodo di separazione.

ADOZIONI: le norme sulla stepchild adoption sono state stralciate. Nel maxi-emendamento e’ stata inserita una dicitura ultronea: “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti”, che dovrebbe consentire ai singoli Tribunali, per via giurisprudenziale, di concedere la stepchild adoption ai singoli casi concreti.

CONVIVENZE DI FATTO: sono quelle tra “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinita’ o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

ASSISTENZA IN CARCERE E OSPEDALE: i conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi nell’assistenza del partner in carcere e in ospedale.

DONAZIONE ORGANI: Ciascun convivente “puo’ designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacita’ di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; e in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalita’ di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

CASA: in caso di morte di uno dei partner, l’altro ha diritto di subentrare nel contratto di locazione. Se il deceduto e’ proprietario della casa, il convivente superstite ha diritto di continuare a vivere in quella abitazione tra i due e i cinque anni, a seconda della durata della convivenza. La convivenza di fatto e’ titolo, al pari del matrimonio, per essere inserito nelle graduatorie per le case popolari.

REGIME PATRIMONIALE: i conviventi “possono” sottoscrivere un contratto che regoli i rapporti patrimoniali, che puo’ prevedere la comunione dei beni.

ALIMENTI: in caso di cessazione della convivenza, “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento”. Gli alimenti sono assegnati in proporzione alla durata della convivenza.

da: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/05/11/unioni-civili-labc-della-legge-ecco-di-cosa-stiamo-parlando_cbe5fc3b-686a-4f0d-a345-03bfc9fe6c48.html

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Le relazioni di coppia

Per la psicogenealogia e le Costellazioni Familiari, il rapporto di coppia è un rapporto tra pari: a differenza dell’ordine gerarchico della famiglia di origine, il nucleo della nuova famiglia di elezione nasce dal rapporto tra due persone che hanno uguali diritti e uguali doveri, uguale dignità e pari responsabilità. Innanzitutto quello della coppia è un rapporto tra due adulti, che non hanno bisogno l’uno dell’altro per soddisfare le proprie esigenze primarie di sopravvivenza, ma hanno ciascuno la propria autonomia. Non c’è quindi lo squilibrio tra il genitore che dà e il figlio che riceve, ma tra partners si crea l’equilibrio tra dare e ricevere.

Si instaura quindi una relazione di scambio reciproco, sulla base dei propri bisogni e della capacità di esprimerli; lo scambio può evolvere in positivo, qualora io riceva un po’ di più di quanto abbia chiesto, e sia quindi stimolato a mia volta a dare di più in contraccambio. Allo stesso modo lo scambio può evolvere in negativo, quando ricevo un po’ di meno di quanto ho richiesto, e pertanto sarò portato a dare un po’ di meno a mia volta; alla lunga questo impoverimento dello scambio porta alla fine della relazione.

Lo scopo primo di una relazione è comunque la crescita personale e l’aumento della consapevolezza di sé e del mondo. Ritrovarsi in una relazione di coppia costituisce la continua ricerca di un delicato equilibrio tra uguaglianze e differenze, ed è frutto di un continuo compromesso tra il bisogno di separazione e quello di appartenenza  tra i due partner. Nelle relazioni di coppia è estremamente importante percepirsi come separati e diversi dall’altro, pur sentendosi dentro ad un rapporto basato sull’appartenenza e sulla vicinanza emotiva. Solo il passaggio da una percezione del modno di tipo individualistico ad una percezione di tipo relazionale consente la piena presenza del contatto con l’Altro, e dunque l’autenticità.

In questo senso tutte le relazioni sono destinate a finire: possono durare molti anni, o per tutta una vita, non è questione di tempo, ma di scopo. Quando ho integrato interamente tutto quello che l’altro poteva darmi, posso considerare conclusa la relazione, e cercare una nuova fonte di integrazione. Per questo la relazione si basa sul bisogno: l’altro mi serve per soddisfare i bisogni che da solo non riesco a soddisfare. Chiedere al proprio partner è legittimo, effettuando uno scambio equo tra pari, allo scopo di esplorare sempre più in profondità la miniera di ricchezze che può essere una persona. Arrivare al limite e all’esaurimento del giacimento non è in sé un problema, è un dato di fatto, che va accettato senza tragedie.

A volte, tuttavia, le persone evitano le relazioni intime per paura del rifiuto o dell’abbandono, sfuggendo la possibilità d mostrarsi nelle proprie fragilità o temendo di perdere la propria individualità. È frequente, così, provare nello stesso tempo desiderio e paura verso l’appartenenza e il legame: è fra queste due polarità che si gioca molta parte della crescita individuale, dall’adolescenza in poi.

Ciascuno di noi ha un suo modo di essere e di stare nel mondo: apprezzare lo stile del proprio partner ed essere abili nel mettere insieme le differenze sono i presupposti per una relazione soddisfacente ed equilibrata. Raggiungere questo equilibrio, tuttavia, non è semplice quando il delicato momento di sentrirsi “nudi” davanti ad un altro diverso da sé richiama esperienze negative della propria storia.

Esiste solo un atteggiamento costruttivo verso una relazione: poter guardare con occhi nuovi al proprio passato, con la fiducia di poter riscrivere una storia nuova, e senza il timore di riaprire antichi dolori. L’Altro è con noi non per sanare le nostre vecchie ferite, ma per costruire una storia nuova, di vicinanza e reciprocità.

articolo tratto da: http://www.costellazionifamiliariesistemiche.it/costellazioni/la-relazione-di-coppia

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Cosa sono le Costellazioni Familiari – da- www.costellazionifamiliariesistemiche.it

Le Costellazioni Familiari sono un metodo di presa di coscienza e risoluzione delle più diverse problematiche della nostra vita: dallo stato di malessere psichico, a sintomi fisici di varia natura.

Le Costellazioni Familiari ci forniscono la straordinaria e preziosa possibilità di esplorare e prendere coscienza del nostro inconscio personale e dei legami attivi con l’inconscio collettivo familiare che interferiscono nella nostra vita, e attraverso la consapevolezza e l’incontro con le nostre radici, ci offrono la possibilità di una concreta guarigione personale e sistemica.

Lasciando agire la manifestazione dei nostri livelli inconsci e osservandone la rappresentazione scenica, possiamo dialogare con ogni componente dei vari sistemi e comprendere a fondo l’origine del disagio o del sintomo e quindi reintegrare nel sistema l’elemento mancante o rimettere ordine nel sistema.

 COME FUNZIONANO

 Gli elementi fondamentali per effettuare una Costellazione Familiare sono tre: un facilitatore, un cliente e dei rappresentanti.

  • Il FACILITATORE è colui che imposta il set fenomenologico in cui si sviluppa la costellazione, che indaga assieme al cliente la tematica che si vuole esplorare e che, sulla scorta della sua esperienza e competenza, porta la costellazione a una soluzione efficace.
  • Il CLIENTE è l’elemento fondamentale di una costellazione, perchè è colui che porta la domanda su cui lavorare, che deve essere chiara e rilevante, ovvero non generica ed evasiva, bensì veicolo di un malessere che richieda una soluzione. Ma soprattutto il cliente è importante perchè è il suo campo morfogenetico che viene rappresentato fenomenologicamente, a cui si collegano il facilitatore e i rappresentanti.
  • I RAPPRESENTANTI sono generalmente delle persone (ma possono essere anche degli oggetti) su cui vengono proiettati dal campo morfogenetico taluni aspetti dei membri del sistema familiare, e in genere (ma dipende dalla tecnica utilizzata dal facilitatore) possono esprimersi liberamente e spontaneamente nel loro sentire, dando uno sviluppo dinamico alla costellazione.

Concretamente, dopo una breve indagine sulla problematica del cliente, si formula la domanda alla quale si tenterà di portare una soluzione grazie alla costellazione: il cliente poi dispone nello spazio previsto (o semplicemente invita a disporsi liberamente) i rappresentanti della sua famiglia, o del suo partner, del suo lavoro, dei suoi organi interni, delle sue patologie, dei suoi archetipi, poi si siede e osserva. I rappresentanti entrano in connessione con il campo morfico del soggetto e vengono guidati da dinamiche spontanee, portando alla luce il vissuto emotivo delle persone reali o delle situazioni che rappresentano. In genere, nel giro di qualche minuto la costellazione arriva a uno stallo, a un blocco o un congelamento: è il cosiddetto irretimento, in cui vediamo la situazione “reale”, del sistema familiare del soggetto, assistiamo all’emersione del nodo o del nucleo problematico del sistema.

articolo completo su: http://www.costellazionifamiliariesistemiche.it/costellazioni/cosa-sono-le-costellazioni-familiari